Dietro lo pseudonimo forse il presidente del Consiglio. Giornata incandescente nella maggioranza. Fini accusato da Pdl e Lega di tradimento.
Franco Pennello
Ma chi è "Cesare"? Spunta un nome autorevole nell'inchiesta sulla Loggia P3. Quello di Silvio Berlusconi.
Il gruppo che faceva capo a Flavio Carboni, chiamava, infatti, "Cesare" il premier Silvio Berlusconi, che sarebbe – quindi – coinvolto anche in questa nuova vicenda politico-giudiziaria.
Da una telefonata intercettata tra l'ex sottosegretario all'Economia Nicola Cosentino e il giudice tributario Pasquale Lombardi gli inquirenti hanno ascoltato Lombardi dire che ''Cesare è contento'' per ciò che il gruppo sta facendo proposito del Lodo Alfano.
Per i carabinieri Cesare è Berlusconi
"Cesare è lo pseudonimo utilizzato dai soggetti per riferirsi al presidente del Consiglio", affermano i carabinieri del nucleo investigativo di Roma nell'informativa inviata ai pm della Procura capitolina nell'ambito delle indagini sulla cosiddetta P3.
I militari dell'Arma si riferiscono proprio all'intercettazione telefonica del 2 ottobre 2009 nella quale Lombardi dice a Cosentino che"lui è rimasto contento per quello che gli stiamo facendo per il 6", ovvero il giorno dell'udienza della Corte Costituzionale sul Lodo Alfano: un esplicito riferimento, per i militari, all'attività esercitata dal gruppo del quale fa parte anche l'uomo d'affari Flavio Carboni, per condizionare i giudici della Consulta sul provvedimento del Guardasigilli, poi bocciato dagli stessi giudici della Corte Costituzionale il 7 ottobre scorso.
Ma potrebbero essere millanterie
Nessun elemento, nelle carte degli investigatori, permette di capire se il premier sapesse qualcosa o se si tratti di millanterie.
Nel corso della telefonata Lombardi fa riferimento anche alla vicenda delle manovre a colpi di dossier contro Stefano Caldoro, attuale governatore campano, sottolineando che se ''lui è rimasto contento'', allora ''lui ci deve dare qualche cosa e ci deve dare te e non adda scassa' o cazz''.
La candidatura di Cosentino come contropartita
''Appare evidente -osservano i carabinieri- che con queste parole il Lombardi vorrebbe far intendere al Cosentino che la sua candidatura a presidente della Regione Campania è stata da loro richiesta nel corso della riunione quale contropartita per l'operazione Lodo Alfano''.
Spunta anche il nome di Formigoni
Nei documenti redatti dai carabinieri si fa riferimento, inoltre, al governatore della Regione Lombardia, Roberto Formigoni.
In base a quanto si legge, Formigoni diede mandato al gruppo di chiedere esplicitamente al presidente della Corte di Appello di Milano, Alfonso Marra, di "porre in essere un intervento nell'ambito della nota vicenda dell'esclusione della lista riconducibile al governatore dalle elezioni regionali 2010".
Parlando dell'attività svolta dall'associazione, i militari dell'Arma definiscono emblematica la "vicenda che ha visto protagonista il neo presidente della corte di appello di Milano".
"Non appena Marra – proseguono i carabinieri – ha ottenuto, dopo un'intensa attività di pressione esercitata dal gruppo (ed in particolare da Pasquale Lombardi) sui membri del Csm, l'ambita carica, i componenti dell'associazione gli chiedono esplicitamente, peraltro dietro mandato del presidente Formigoni, di porre in essere un intervento nell'ambito della nota vicenda dell'esclusione della lista 'Per la Lombardia'".
Il ruolo del sottosegretario Caliendo
Nelle carte dell'inchiesta si fa espresso riferimento, inoltre, al ruolo svolto dal sottosegretario alla Giustizia, Giacomo Caliendo, dal capo degli ispettori di via Arenula, Arcibaldo Miller, e Antonio Martone, presidente della commissione per la Valutazione, la trasparenza e l'Integrità delle amministrazioni pubbliche.
''Altri personaggi vicini al gruppo – si legge nell'informativa – che prendono parte alle riunioni nel corso delle quali vengono impostate le principali operazioni o che paiono fornire il proprio contributo alle attività d'interferenza, sono individuabili nei giudici Miller Arcibaldo, Martone Antonio e nel sottosegretario alla giustizia Caliendo Giacomo".
Al momento la posizione dei tre è al vaglio dei pm della Procura di Roma.
Intanto è stata fissata l'udienza del tribunale del Riesame che dovrà decidere sull'arresto di Carboni.
Sabato, invece, il presidente della Regione Sardegna Ugo Cappellacci sarà ascoltato dai magistrati romani nell'ambito dell'inchiesta madre, ovvero gli appalti sull'eolico nell'isola, che vede il governatore indagato per abuso d'ufficio e concorso in corruzione.
Le dimissioni di ieri di Cosentino
Adesso è ufficiale: Nicola Cosentino si è dimesso. Dopo il ministro dei "17 giorni" Aldo Brancher il governo perde un altro pezzo. Il sottosegretario all'Economia su cui pendeva una richiesta d'arresto per concorso esterno in associazione mafiosa, oggi ha rassegnato le dimissioni dopo un incontro col premier. Resta però coordinatore del Pdl Campania. Le sue dimissioni, però, sono legate allo scandalo sulla Loggia P3. con la quale ha complottato contro l'attuale presidente della Campania Caldoro, per essere lui il candidato presidente del Pdl.
Caliendo, Miller e Martone sostenevano la P3
E mentre si svolge il vertice arriva un'altra notizia: il sottosegretario Caliendo, il capo degli ispettori di via Arenula, Arcibaldo Miller, e Antonio Martone, presidente della commissione per la Valutazione, la trasparenza e l'Integrità delle amministrazioni pubbliche, hanno sostenuta la cosiddetta Loggia P3.
Lo scrivono i carabinieri del nucleo investigativo di via In Selci a Roma nella informativa del 18 giugno scorso.
Altissima tensione nel Pdl
Torna altissima la tensione nella maggioranza. La decisione di Fini di mettere in programma per mercoledì prossimo la mozione di sfiducia al sottosegretario all'Economia Nicola Cosentino – coinvolto nell'inchiesta sulla Loggia P3 – fa infuriare i "berluscones" e la Lega. "La decisione di Fini è grave perché contrasta con la maggioranza del Parlamento", ha immediatamente detto il capogruppo della Lega Marco Reguzzoni. Mentre Fabrizio Cicchitto ha manifestato "netto dissenso sulla calendarizzazione".
Il presidente della Camera Fini, infatti, ha accolto la richiesta delle opposizioni di esaminare tra mercoledì sera e giovedì mattina della prossima settimana, e comunque dopo la discussione sul decreto legge di proroga delle missioni militari all'estero, la mozione di sfiducia.
Bossi: "Dimissioni possibili, anzi no"
Ma a dirimere i litiganti potrebbero arrivare proprio le dimissioni di Cosentino. Lo ha detto il leader leghista Umberto Bossi, che interpellato dai cronisti si è detto possibilista.
"Le dimissioni del sottosegretario Nicola Cosentino sono possibili, ma chiedetelo a lui…".
Poco dopo però il Senatur si è corretto: "Su Cosentino non ho mai rilasciato dichiarazioni. Quanto riportato è farina del sacco di chi lo ha scritto".
Pdl e Lega contro la calendarizzazione a luglio
La richiesta di calendarizzare al più presto la mozione di sfiducia su Cosentino era stata avanzata dall'opposizione, ma Pdl e Lega erano contrarie all'esame della mozione nel mese di luglio. In mancanza di un accordo la decisione finale è toccata, come prevede in questi casi sulla fissazione del calendario il regolamento di Montecitorio, al presidente della Camera, Gianfranco Fini.
Essendo prevista la sfiducia diretta solo per i ministri e non per un sottosegretario, il testo che andrà in Aula inviterà Cosentino a dare le dimissioni e il Governo a ritirargli le deleghe. È stata invece rinviata a settembre la discussione dell'altra mozione, quella riguardante il sottosegretario alla Giustizia, Giacomo Caliendo, "a meno che non si sia già dimesso prima", ha spiegato il capogruppo del Pd Dario Franceschini aggiungendo che sulla mozione Cosentino "non ci sarà diretta Tv".
Fini: "E' una mia prerogativa"
Non si lascia attendere la replica di Fini alle accuse di Pdl e Lega. "Fino a quando il regolamento attribuirà al presidente della Camera l'esercizio esclusivo di decidere la calendarizzazione di un provvedimento in assenza di accordo tra i gruppi, Gianfranco Fini continuerà ad assumersi la responsabilità di calendarizzare i provvedimenti in assoluta libertà di coscienza e come previsto dal regolamento della Camera". Così il portavoce del presidente della Camera ha replica alle critiche arrivate da Pdl e Lega alla scelta di mettere in calendario per il prossimo mercoledì nell'Aula della Camera la mozione di sfiducia di tutte le opposizioni nei confronti del sottosegretario all'Economia Nicola Cosentino.
"Può accadere – ha spiegato il portavoce di Fini – che si scontenti l'opposizione, come è successo nel caso della calendarizzazione del ddl intercettazioni prima della pausa estiva, o che, come questa volta, si scontenti la maggioranza".
Berlusconi: "Ma quale P3, sono solo degli sfigati"
Ma quale P3! Secondo il presidente del Consiglio si tratta solo di "4 pensionati sfigati". E, comunque, secondo il premier, siamo di fronte al solito polverone politico-giudiziario.
Nessun cedimento, quindi.
Intanto però, mecoledì prossimo è stata calendarizzata alla Camera la mozione di sfiducia a Nicola Cosentino, il sottosegretario coinvolto nell'inchiesta sulla Loggia P3.
E l'ex vicepresidente del gruppo del Pdl a Montecitorio, Italo Bocchino, dice che si valuterà come votare la sfiducia a uno dei "pensionati", il sottosegretario Cosentino?
E Berlusconi ribatte, duro: "Basta col clima giacobino, chi vota la mozione di sfiducia è fuori dal partito".
Il 14 luglio del 1789
Strano che Berlusconi abbia sentito il bisogno di evocare il "clima giacobino" proprio alla vigilia del 14 luglio.
Esattamente il 14 luglio del 1789, infatti, la storia colloca la presa della Bastiglia, che diede il via alla Rivoluzione francese. Accadeva ben 221 anni fa.
Le difficoltà in cui si trova il suo amico Sarkozy hanno stretto il nesso, nella mente di Berlusconi, fra l'Italia e la Francia?
Chi è il 4° "sfigato"
E poi chi sono i quattro sfigati? I primi tre dovrebbero essere Flavio Carboni, Arcangelo Martino e Raffaele Lombardi. Ma il quarto chi è? Se per il premier si riferiva alle persone indagate potrebbe trattarsi di Denis Verdini, uno dei tre coordinatori del Pdl. Oppure di Nicola Cosentino, sottosegretario all'Economia, con una richiesta d'arresto per concorso esterno in associazione mafiosa. Oppure ancora Marcello Dell'Utri, cofondatore con Silvio Berlusconi di Forza Italia e condannato a 7 in appello per concorso esterno in associazione mafiosa.
L'Unità: "Berlusconi sapeva tutto"
Ma per l'Unità oggi in edicola la questione è ben diversa da come la racconta Berlusconi. Anzi il premier era al corrento di tutti i movimenti della Loggia P3.
"Dovremmo raggiungere… Chiamiamolo così, cerca di capire: Cesare. Che sarebbe Cesare". Il 28 settembre 2009 Flavio Carboni è al telefono con Maria, una collaboratrice del presidente della Sardegna Cappellacci. Ma chi è questo “tale” Cesare il cui nome ricorre decine di volte nelle carte dell’inchiesta sulla nuova loggia P3? Cesare che va informato delle manovre sulla Consulta per il Lodo Alfano, Cesare a cui va riferito delle notizie (false) che vedrebbero Caldoro coinvolto in una storia di trans, Cesare a cui va detto degli affari sull’eolico in Sardegna.
La risposta – per l'Unità – la danno i carabinieri in una nota ad una delle informative agli atti dell’inchiesta (nota n. 15 pag 12 segue informativa nr. 474/1- 50-3-44). Cesare, scrivono, "è pseudonimo utilizzato per riferirsi al Presidente del Consiglio".
"È la chiave di volta. Cesare è Silvio Berlusconi, il deus ex machina che si muove dietro le quinte di tutte le manovre della nuova loggia. Sempre informato, sempre presente un passo indietro" scrive il giornale diretto da Concita De Gregorio.
Maroni: "Verdini e Cosentino si facciano indietro"
Ma se da un lato il premier Berlusconi getta acqua acqua sul fuoco, dall'altro gli alleati non fanno altrettanto. E' così che il ministro dell'Interno Roberto Maroni in un'intervista al Corriere della Sera dice a proposito di Nicola Cosentino e Denis Verdini: "Scajola si è dimesso senza essere indagato. Gli interessati o il loro partito devono valutare se non lasciare provochi danni al governo o al partito stesso. Noi nella Lega faremmo così".
E ancora: "L'iscrizione nel registro degli indagati non deve tornare a essere una condanna definitiva, come accadeva in altri tempi. Tuttavia nella Lega "non può succedere che uno di noi sia coinvolto in faccende simili".
Ma sull'inchiesta in corso, il ministro dell'Interno osserva: "La P2 fu una cosa seria, qui mi sembra ci siano più ombre che sostanza".
Appalti per l'eolico in Sardegna e Loggia P3
Appalti per l'eolico in Sardegna e Loggia P3: spunta anche il reato di associazione clandestina (quello previsto dalla legge Anselmi) nell'inchiesta aperta dalla Procura di Roma.
E crescono gli indagati: oltre al coordinatore del Pdl Denis Verdini da ieri sono stati iscritti nell'apposito registro anche il senatore del Pdl Marcello Dell'Utri e il sottosegretario all'Economia, Nicola Cosentino.
L'accusa è di associazione per delinquere finalizzata alla violazione della legge Anselmi sulle associazioni segrete.
Numerosi sono gli episodi indicati nell'ordinanza che ha portato in carcere Carboni, Lombardi e Martino che coinvolgono Cosentino e Dell'Utri.
Berlusconi: "Chi sfiducia Cosentino è fuori"
Ad agitare ancor più le acque nel Pdl è la mozione di sfiducia nei confronti del sottosegretario all'Economia Nicola Cosentino, annunciata ieri da Di Pietro. Una mozione che i finiani intendono valutare. Ed è a loro che il premier Silvio Berlusconi si è rivolto lanciando un ultimatum: "Chi vota la sfiducia è fuori". "Chiunque votasse una mozione di sfiducia dell'opposizione per chiedere le dimissioni di esponenti di governo a seguito di indagini ancora in corso, si porrà automaticamente fuori dal Pdl e dalla maggioranza". È questa la linea che il premier Silvio Berlusconi, secondo quanto riferito da diverse fonti del centrodestra, avrebbe dettato ai vertici del partito dopo che il 'finiano' Italo Bocchino ha chiesto al Pdl di "valutare" le mozioni dell'opposizione.
Bocchino: "Valuteremo la mozione di sfiducia contro Cosentino"
I finiani infatti ribadiscono la richiesta di dimissioni del sottosegretario Nicola Cosentino, e se queste non dovessero arrivare "valuteranno" le eventuali mozioni di sfiducia presentate dalle opposizioni, benchè essi non vogliano votare in dissenso dal gruppo del Pdl. Lo ha detto stamattina Italo Bocchino, parlando con i cronisti alla Camera.
"Forse è opportuna – ha proseguito Bocchino – una riunione del Gruppo parlamentare, una riunione della direzione nazionale per decidere se Cosentino, alla luce dei documenti e degli atti di cui i giornali hanno ampiamente scritto, resti al governo o meno"-
"Verdini non può restare al vertice del Pdl"
"Se c'è qualcuno su cui bisogna discutere – ha proseguito il vice capogruppo del Pdl alla Camera – sono quei dirigenti che stanno creando un problema all'immagine del Partito per i loro comportamenti e non chi chiede invece pulizia morale all'itnerno del Pdl".
"Noi siamo convinti che questa inchiesta – ha continuato – al di là dei profili penalmente rilevanti che appaiono essere deboli rispetto ad una accusa così complessa, pongono a Berlusconi un problema di opportunità circa la presenza di Verdini al vertice del partito; così come c'è un problema di opportunità sulla presenza di Cosentino al governo e alla guida del partito in Campania".
Il botta e risposta Bondi-Bocchino
Sempre in mattinata, Italo Bocchino e il coordinatore del Pdl Sandro Bondi si sono resi protagonisti di un botta e risposta a colpi di comunicati stampa. "Leggendo l'ennesima esternazione mi confermo nella convinzione che il suo ruolo nel dibattito interno al nostro movimento politico sia nefasto – ha scritto Bondi – Bocchino, infatti, punta continuamente sulla logica della provocazione piuttosto che su quella del confronto alto e costruttivo, che invece sarebbe necessaria per affrontare i problemi e superare le incomprensioni".
Immediata la replica di Bocchino: "Le parole di Bondi mi sorprendono. Come si fa a considerare nefasto l'atteggiamento di chi chiede trasparenza e pulizia morale e difendere autori di episodi imbarazzanti per il Pdl?".
Le accuse a Cosentino
In particolare a Cosentino si contesta l'episodio della diffamazione adottata nei riguardi del governatore della Campania Stefano Caldoro, nonchè delle pressioni fatte per iniziativa di Carboni per ottenere che Cosentino e non Caldoro assumesse la presidenza della Campania.
Contro Caldoro un dossier "inventato" sui trans
Contro Caldoro, oggi governatore della Campania dopo aver superato a stento la durissima contrapposizione interna con Cosentino, il candidato prediletto di Berlusconi , era stato organizzato un vero e proprio dossieraggio, in cui si sosteneva che il candidato alternativo a Cosentino aveva uno scheletro nell'armadio: rapporti frequenti con i trans.
Pressioni anche sulla Cassazione
Un altro episodio è quello delle pressioni che sarebbero state fatte alla Cassazione affinchè fosse anticipata l'udienza in cui discutere il ricorso che i difensori di Consentino avessero presentato alla suprema Corte contro la misura cautelare emessa nei confronti dello stesso Cosentino dalla procura di Napoli. Le pressioni secondo quanto emerge dal testo dell'ordinanza sarebbero state fatte da Lombardi proprio per ottenere che Cosentino potesse avere buone chance per essere nominato alla regione.
Le accuse a Dell'Utri
Quanto al senatore dell'Utri il suo nome compare tra l'altro tra coloro che la sera del 29 settembre 2009 parteciparono in casa di Denis Verdini alla riunione durante la quale ci sarebbe stato il progetto per avvicinare i giudici della Corte Costituzionale nell'imminenza dell'esame del lodo Alfano. Un'altra presenza di Dell'Utri è quella avvenuta alla fine del dicembre scorso in riunioni a Roma e in Sardegna con Carboni e Cappellacci per discutere dell'appalto per l'energia eolica.
Tentarono di avvicinare anche i pm dell'inchiesta sul G8
E non finiscono qui le novità odierne legate alla cosiddetta P3. Flavio Carboni, Arcangelo Martino e Raffaele Lombardi, infatti, i tre accusati con il coordinatore del Pdl Denis Verdini di violazione della legge Anselmi, intendevano avvicinare anche i magistrati di Firenze che indagavano sul G8 e sugli altri eventi affidato alla Protezione civile. È quanto emerge da provvedimento di custodia cautelare emesso dalla Procura di Roma.
Secondo i magistrati il gruppo utilizzava l'associazione culturale "Centro studi giuridici per l'integrazione europea Diritti e Libertà" di Lombardi come strumento "per acquisire e rafforzare utili conoscenze nell'ambiente della politica e della magistratura".
Tra le iniziative, poi annullate in seguito al fallito intervento di fare accogliere il ricorso elettorale della lista "Per la Lombardia" di Roberto Formigoni, organizzate tramite l'associazione culturale, "l'invito al convegno milanese programmato per il marzo 2010 (e poi annullato) rivolto ai magistrati della Procura di Firenze dopo l'esecuzione di alcune misure cautelari ad opera di quell'ufficio, nel mese di febbraio 2010, in relazione ad alcune ipotesi di reato che coinvolgevano rappresentanti della pubblica amministrazione, del mondo politico e dell'imprenditoria".
Granata: "Nessuno pensi di intimidirci"
I primi a intervenire in tale terremoto istituzionale sono proprio i finiani. "Il silenzio assordante sulle gravissime vicende che investono in pieno settori del Pdl da parte dei vertici del partito, rendono incredibili gli attacchi a Italo Bocchino solo perchè, insieme a tanti altri, chiede un passo indietro a chi è coinvolto direttamente in inchieste dai risvolti inquietanti". Lo ha detto Fabio Granata, che ha anche precisato: "Nessuno pensi di intimidirci: sulla questione morale e sui temi della legalità nessuno ci chiuderà la bocca".
Tatarella: "Verdini si dimetta"
E immediatamente dopo e la volta di Salvatore Tatarella, parlamentare europeo del gruppo Pdl-Ppe: "Denis Verdini dovrebbe dimettersi da coordinatore del Pdl per tutelare il partito da ogni sospetto e da ogni illazione". Lo ha scritto sul sito di Generazione Italia.
"Il problema è che la questione che investe Verdini, e che riguarda il Pdl, non è una questione giudiziaria. Di quella si occuperanno i giudici e gli avvocati. Quella che riguarda noi è la questione politica. Perciò dovrebbe spiegare, senza alcuna zona d'ombra quali rapporti egli abbia con uno dei personaggi più equivoci e controversi della storia italiana, quel Flavio Carboni, entrato e uscito da tante storie di sangue e di malaffare della prima repubblica e col quale nessuno di noi andrebbe a cena. Credo che queste spiegazioni siano un atto dovuto, nei confronti di tutta la classe dirigente del Pdl. Prima arrivano, meglio è. Il resto, poi, dipenderà dalla sua sensibilità".
Di Pietro annuncia mozione di sfiducia per Cosentino
"Adesso basta. Cosentino deve fare la stessa fine che ha fatto Brancher. Se ne vada a casa e si metta a disposizione dei magistrati. Non possiamo avere al governo una persona che ha avuto dei provvedimenti cautelari per concorso esterno in associazione camorristica e che addirittura risulterebbe appartenere ad un'associazione segreta". Lo ha detto in una nota il presidente dell'Italia dei valori, Antonio Di Pietro. "Per definizione – ha aggiunto – chi governa non può essere sospettato di lavorare contro lo Stato, in quanto è a conoscenza di fatti che potrebbero agevolarlo nel mettere a segno il proprio piano criminoso. A questo Paese non servono i vari Dell'Utri, Cosentino, Verdini che operano contro e non per la democrazia. L'Italia dei valori, già da domani presenterà una mozione di sfiducia nei confronti di Cosentino".
Martone va in pensione, Sica si dimette
Antonio Martone lascia la magistratura, l'assessore della Regione Campania Ernesto Sica si dimette. Entrambe travolti dall'inchiesta della Procura di Roma sull'associazione a delinquere messa in piedi dall'imprenditore sardo Flavio Carboni, nata da una costola delle indagini sugli appalti dell'eolico in Sardegna.
Sia Martone che Sica infatti apparivano nell'inchiesta romana che ha portato nei giorni scorsi all'arresto di Flavio Carboni, dell'ex esponente della Dc campana, Pasquale Lombardi, e dell'imprenditore napoletano, Arcangelo Martino. Inchiesta nella quale risulta indagato anche il coordinatore del Pdl Denis Verdini con l'accusa di avere violato la legge Anselmi sulla costituzione delle associazioni segrete.
Tra i commensali anche Dell’Utri e Caliendo
Secondo le carte dell'inchiesta romana Martone avrebbe partecipato ad una cena a casa di Verdini nel corso della quale si sarebbe discusso di un tentativo di avvicinamento dei giudici della Consulta che dovevano decidere sul Lodo Alfano. Una cena che avrebbe visto attorno al tavolo commensali illustri come il senatore Pdl Marcello Dell'Utri, il sottosegretario alla Giustizia, Giacomo Caliendo, il capo degli ispettori del ministero della Giustizia Arcibaldo Miller, oltre allo stesso Carboni.
L’Anm: “C’è un’emergenza morale”
Secondo ambienti del Csm Martone non avrebbe presentato un'istanza di dimissioni ma una domanda di pensionamento. E l'Anm, per voce del presidente Luca Palamara e del segretario generale Giuseppe Cascini, è intervenuta sulla vicenda duramente: “Il tema della questione morale non ammette indugi e tentennamenti. Non vogliamo magistrati contigui al potente di turno e vicini ai comitati d'affari. Vogliamo, invece, magistrati indipendenti e integri la cui attività si affermi nelle aule di giustizia e non nei salotti”.
Sica si è dimesso
L'assessore campano dimissionario Sica invece è iscritto nel registro degli indagati della Procura capitolina e, secondo i pm, avrebbe avuto un ruolo nel presunto complotto preparato ai danni dell'attuale governatore della Campania Caldoro per screditarne la candidatura alle recenti Regionali e favorire quella dell'attuale sottosegretario all'economia Nicola Cosentino.
Cinque indagati
Con Sica e Verdini salgono almeno a cinque gli indagati nella tranche dell'inchiesta sugli appalti per gli impianti eolici in Sardegna condotta dalla Procura di Roma che ha svelato “un'associazione per delinquere diretta a realizzare una serie indeterminata di delitti” e volta “a condizionare il funzionamento degli organi costituzionali nonchè degli apparati della pubblica amministrazione”.
Tre arresti
A loro si aggiungono i tre arrestati, Carboni, Martino e Lombardi. L'inchiesta sull'eolico intanto continua. Questa settimana il governatore sardo Ugo Cappellacci, indagato nell'inchiesta madre sugli appalti per l'eolico, dovrà comparire davanti ai magistrati romani. L'interrogatorio dovrebbe svolgersi martedì ma la difesa ha chiesto un rinvio. In ogni caso il faccia a faccia con i pm della capitale dovrebbe esserci entro a fine della prossima settimana.
Acque agitatissime nel Pdl
Ma non sono solo giudiziarie le conseguenze di questo scandalo che agita i palazzi del potere. Il caso Verdini, infatti, rende ancor più agitate le acque nel Pdl. Lo stato maggiore del partito difende il coordinatore coinvolto nell'inchiesta sugli appalti per l'eolico. Ma i finiani, con Italo Bocchino, ne chiedono le dimissioni. “Mi auguro che Verdini sappia dimostrare la sua innocenza – dice il vicecapogruppo Pdl alla Camera – ma dal punto di vista politico c'è un enorme problema di opportunità che il premier non può far finta di non vedere. Il Berlusconi 'ghe pensi mi’ come ha risolto il caso Brancher, deve risolvere il caso Verdini”.
Bocchino: “Verdini e Cosentino devono dimettersi”
Parole che infiammano il partito e vengono definite “sciacallaggio politico” da ex aennini come Amedeo Laboccetta ed Edmondo Cirielli, che chiedono piuttosto la cacciata di Bocchino dal partito, “avendo lui l'unico obiettivo di distruggere l'immagine del Pdl”.
Ma l'ex vicecapogruppo vicario denuncia “un problema della classe dirigente nel Pdl”, con operazioni di dossieraggio contro esponenti di partito che hanno già portato alle dimissioni dell'assessore regionale campano Ernesto Sica, e che dovrebbero portare a quelle di Nicola Cosentino, sottosegretario all'Economia e segretario regionale del Pdl.
Levata di scudi nel resto del Pdl
Ma in favore del coordinatore del partito si levano gli scudi nel Pdl, che a vari livelli esprime solidarietà e sostegno. “La cultura del Pdl non è il giustizialismo, nè la condanna preventiva emessa sui mezzi di comunicazione, ma il rispetto della dignità di ogni persona”, dicono Sandro Bondi e Ignazio La Russa, ministri e coordinatori del Pdl insieme a Verdini.
Maria Stella Gelmini protesta invece contro i resoconti giornalistici che parlano di un attacco a Verdini nella convention di Liberamente.
Ed anche il ministro Michela Brambilla osserva che “in certi casi è sempre più dignitoso e serio tacere che esprimere giudizi affrettati ed ergersi a rappresentanti di metodi giustizialisti. Gettare fango su Verdini è stato un comportamento grave, strumentale e sospetto”.
Schifani: “Non c’è una questione morale”
A sua volta il presidente Renato Schifani interviene sulle “molte inchieste che hanno colpito esponenti di rilievo del partito”. “Tutto ciò non ne ha aiutato l'immagine – osserva – ma ritengo esagerato parlare di questione morale”.
“Abbiamo sempre diffidato, e continuiamo a diffidare – dice tranchant il capogruppo dei deputati Pdl Fabrizio Cicchitto – di chi è garantista o giustizialista solo in funzione degli organigrammi da definire”.
Bocchino tiene il punto: “Non c’è scelta: si dimetta”
Ma Bocchino tiene il punto: “Io penso che Verdini sarà costretto a dimettersi sarà quello che verrà fuori che lo porterà a dimettersi. Noi abbiamo visto finora solo una parte delle intercettazioni, quella relativa alle responsabilità addebitate agli altri indagati. Ma quando emergeranno le intercettazioni che hanno portato a indagare lo stesso Verdini, è difficile che riesca a resistere”.
“Io non ho una posizione su Verdini – aggiunto il finiano – io ho una posizione su Berlusconi: credo che dovrebbe mettere in agenda rapidamente ciò che sta avvenendo su questa vicenda”.